La Storia

L’etimologia del nome Esquilino, il più alto dei sette colli, è incerta  forse deriva dall’antico nome latino Esquilinus che molto probabilmente trae le origini dalla parola AEXCULI, gli arbusti di leccio, cari a Giove, che ricoprivano il colle; oppure da EXCUBIAE, le guardie che Romolo mandava in giro per difendersi dagli attacchi dei Sabini di Tito Tazio, ma probabilmente, “AEXQUILAE” era solo la definizione della fascia suburbana che traeva la sua origine etimologica dal verbo “ex-colere”, ovvero “abitare fuori” rispetto al nucleo centrale dell’urbe, sviluppato intorno al colle Palatino. Tra il  IX e il VII secolo a.C. l’Esquilino divenne  la zona dedicata alle sepolture: soltanto con Augusto si trasformò in ‘quartiere alto’: cominciarono a sorgere ville lussuose, come quella di Mecenate e di Licinio, e ad essere tracciate importanti vie di comunicazione.Sul colle erano presenti tre cime : Settimia, Crispia e Oppia.Sul Crispio vi era una statua di Apollo con i sandali al fine di proteggere il VICUS SANDALARIUS, quartiere colto di Roma antica. Il rione che , fino a tutto il medioevo,  fu considerato un luogo miserabile e maledetto, ebbe nel Cinquecento una riqualificazione, grazie a papa Gregorio XIII e poi a Sisto V che ebbero il merito di far  costruire la Via Merulana e la strada Felice. Da quel periodo in poi furono edificate nella zona grandi ville patrizie, destinate a scomparire  quando Alessandro Viviani nel 1873 redasse il piano regolatore che prevedeva un grande spazio (Piazza Vittorio EmanueleII), in posizione centrale, rispetto al rione. E proprio il progetto di Piazza Vittorio (come viene usualmente chiamata) che trova pratica realizzazione tra gli anni 1882 e 1887, indica senza ombra di dubbio l’intento di dare un’impronta “piemontese”  al rione destinato a divenire un area residenziale per  la borghesia della nuova burocrazia statale. Infatti solo in questa piazza troviamo i caratteristici palazzi con i portici che, indubbiamente utili per ragioni climatiche a Torino, non hanno trovato fortuna nelle successive realizzazioni architettoniche della Capitale.