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Esquilino

ROMA 28 MAGGIO 1606: STORIA DI UN FATTO VIOLENTO CHE SUSCITÒ MOLTO RUMORE
Il 28 maggio 1606 un episodio violento, un duello all’ultimo sangue, costringe Michelangelo Merisi a fuggire da Roma dove non riuscirà a fare più ritorno.
Così riporta un avviso del 3 giugno 1606 diretto a Maffeo Barberini, nunzio apostolico a Parigi: «Per causa di gioco vicino al Palazzo del Gran Duca seguì questione tra un figliolo del già Colonnello Lucantonio Tomassoni da Terni, et Michel Angelo da Caravaggio pittor celebre sendo il Tomassoni rimasto morto d’una ferita datali mentre nel ritirarsi era caduto in terra. Inde il Capitano Gio Francesco suo fratello, et il Capitano Petronio bolognese compagno del Caravaggio entrarono nella mischia nella quale esso Gio Francesco ferì a morte il Capitan Petronio e il Caravaggio in testa, essendosi esso et il Caravaggio salvati con la fuga et il Petronio messo prigione, dove sta tuttavia».
L’incidente suscitò molto rumore tra i romani e presso gli osservatori di varie corti d’Italia, tanto che diversi dispacci, dando notizia dell’accaduto, partirono nei giorni immediatamente successivi diretti a Modena per Cesare d’Este, ad Urbino per Francesco Maria II della Rovere, a Firenze per Ferdinando dei Medici granduca di Toscana.
Gli avvisi riferivano che in Campo Marzio, al gioco della palla¬corda, si erano scontrate «4 persone per banda». Il corpo dissanguato di Ranuccio – «giovane di molto garbo», ultimo dei figli del colonnello Lucantonio, combattente per la religione cattolica al servizio dei Farnese – rimase sul campo. L’uccisione del Tomassoni segnò le sorti di tutti, contendenti e testimoni.
Il 28 giugno infatti, ad un mese dall’omicidio, il giudice incaricato delle indagini emise mandato di carcerazione contro Michelange¬lo, Onorio Longhi, Giovan Francesco Tomassoni, Ignazio e Giovan Federico Giugoli che, risultando tutti latitanti, furono dichiarati contumaci c condannati «in penam ultimi supplitij».
Al Merisi, che frattanto nella speranza della pace con i nemici o del perdono del papa si era nascosto nei feudi Colonna tra Zagarolo, Palestrina e Paliano, non restò che fuggire.
Partendo alla volta di Napoli al «pittor celebre» sarà tornato alla memoria di quando molti anni prima a Milano si era trovato sinistramente coinvolto in un fatto di sangue: un gentiluomo suo amico era rimasto ferito, una meretrice sfregiata, provocatori e vittime alcuni sbirri. Allora, appena ventenne, per rifarsi una vita e per farsi pittore, aveva scelto la strada di Roma.
[fonte: Riccardo Bassani, Flora Bellini. Caravaggio assassino]
[foto: Caravaggio, Davide e Golia (Museo del Prado, Madrid)]
Caravaggio pictor praestantissimus
Roma: capitale d' arte, di bellezza e di cultura
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